
La prima cosa che succede in una casa di fado è il silenzio. Le luci si abbassano, le conversazioni si fermano, e chi stava servendo ai tavoli posa quello che ha in mano. Solo dopo si sente la prima nota.
Il silenzio prima
La formula che segna l'inizio del canto, "silêncio que se vai cantar o fado", non ha autore né data documentata. Si è affermata con l'uso, e oggi è una convenzione che attraversa tutte le case di fado di Lisbona.
La ragione è pratica prima che cerimoniale. Il fado si canta senza amplificazione pesante, con una voce e due corde. Una conversazione a un tavolo in fondo si sente al tavolo davanti e copre la chitarra portoghese, che è lo strumento più fragile della sala.
Per questo le sale sono piccole. Non è estetica: è l'unico modo perché tutti sentano la stessa cosa.
Che cosa si canta
Un fado è una poesia cantata sopra una struttura musicale che esisteva già prima di lui.
Le strutture tradizionali, quelle che si chiamano fados castiços, sono melodie fisse di dominio pubblico, anonime, trasmesse oralmente dalla Lisbona del XIX secolo. Sopra ognuna di esse si può cantare qualsiasi poesia con la metrica giusta. Lo stesso fado serve per un sonetto di Camões e per un testo scritto la settimana scorsa.
Il fadista sceglie la melodia nel momento che precede il canto, secondo quello che dirà e secondo lo stato in cui si trova. Per questo la stessa persona non canta la stessa serata due volte.
Il fado canção è un'altra cosa. È comparso nel XX secolo, ha una melodia scritta per quel testo e solo per quello, si organizza in strofe e ritornello, e non lascia spazio all'improvvisazione. Buona parte di quello che Amália ha inciso è fado canção.
I fados che hanno un nome
Le tre strutture madri hanno un nome e si distinguono a orecchio.
Il Fado Menor è in tonalità minore e va lento. Il Fado Corrido è maggiore e molto veloce. Il Fado Mouraria è maggiore e più tranquillo, più lirico. I tre condividono la stessa alternanza armonica tra tonica e dominante, che è lo scheletro sotto tutto il resto.
Da esse deriva un repertorio di decine di melodie fisse, e c'è chi ne conta quasi duecento.
Un dettaglio che quasi nessuno conosce: non tutti i fados trattati come tradizionali sono anonimi. Alfredo Marceneiro, nato Alfredo Rodrigo Duarte nel 1891, compose il Fado Cravo, il Fado Bailado, il Fado Laranjeira e il Fado Louco, tra gli altri. Non scriveva musica, e fu Armandinho a trascrivergliela. Siccome i fados finirono per essere conosciuti con il primo nome e non con quello dell'autore, sono entrati nel canone come se venissero dal nulla.
Come si suona
Un fado ha sempre due strumenti dietro la voce: la viola e la chitarra portoghese. Fanno cose diverse e sono arrivati al fado a quasi vent'anni di distanza.
Nelle descrizioni più antiche del fado di Lisbona compare solo la viola. Rui Vieira Nery mostra che le fonti dell'epoca la nominano sempre. La viola era nelle taverne fin dall'inizio ed era con lei che si cantava.
La chitarra portoghese stava in altri posti. Tra la metà del XVIII secolo e il 1820 era uno strumento da salotto, suonato nei circoli della borghesia e della nobiltà per accompagnare le modinhas. Aveva cinque paia di corde, e fu già in Portogallo che le aggiunsero il sesto paio. Solo dopo il 1840 comincia a comparire dentro il fado.
Quando arrivò, il lavoro di base era già assegnato. La viola tiene l'armonia, il tempo e i bassi, e chi la suona passa la serata senza fare un fronzolo. Quello che restava era lo spazio tra le frasi del fadista, ed è lì che la chitarra si installò. Entra quando la voce si ferma, le risponde, ed esce quando lei torna.
Nessuno ha deciso che dovesse essere così. Fu l'ordine con cui gli strumenti arrivarono.
La chitarra portoghese
Non viene dalla chitarra spagnola. Discende dalla cetra rinascimentale, dai cistri che girarono per l'Europa molto prima che il fado esistesse.
Sono dodici corde d'acciaio in sei paia, sopra un corpo a forma di pera, accordate con un sistema di caviglie a ventaglio che regge la tensione per una serata intera. Quella di Lisbona è più piccola e più brillante, accordata in Si, La, Mi, Si, La, Re. Quella di Coimbra ha una cassa più grande, accorda un tono sotto, e si comporta come strumento traspositore: suonano un Do e dicono Re.
Da dove è venuto, secondo chi ha fatto ricerca
Fino alla fine del XVIII secolo non esiste una sola fonte scritta portoghese in cui la parola fado compaia con senso musicale.
Il primo riferimento conosciuto è del 1822, in un libro del geografo italiano Adriano Balbi pubblicato a Parigi, che elenca il fado tra le danze più comuni del Brasile. Nel 1825 e nel 1826, l'ufficiale tedesco Carl Schlichthorst descrive a Rio de Janeiro che la danza preferita dei neri si chiama fado.
Solo nel decennio del 1830 case di fado e fadisti compaiono in fonti di Lisbona.
Nery traccia la filiazione del fado attraverso il lundum e la modinha, con influenze africane e brasiliane. L'UNESCO ha adottato questa lettura: l'iscrizione del 2011 descrive il fado come una sintesi multiculturale portoghese di danze cantate afro-brasiliane, generi locali di canto e danza, tradizioni rurali portate dalle migrazioni interne e i modelli di canzone urbana cosmopolita dell'inizio del XIX secolo.
Le origini restano in discussione. C'è chi difende radici moresche o marittime. La tesi afro-brasiliana è quella dominante in ambito accademico ed è quella rimasta nel testo ufficiale.
La Severa, e quello che di lei è rimasto davvero
Maria Severa Onofriana nacque il 26 luglio 1820 e morì il 30 novembre 1846, a ventisei anni, nella Mouraria. L'ultimo indirizzo fu Rua do Capelão, numero 35A, oggi segnalato nella strada.
Quasi tutto quello che si racconta di lei è venuto dopo e ha credibilità contestabile, compresa la relazione con il Conde de Vimioso.
C'è una correzione che vale la pena fare, perché gira dappertutto. Si dice che le fadiste portino lo scialle nero in lutto per la Severa. Non c'è fonte che lo sostenga. Il Museu do Fado attribuisce la convenzione ad Amália Rodrigues: fu lei a fissare l'uso sistematico del vestito nero e dello scialle, e l'abitudine di mettersi davanti ai chitarristi. È una convenzione di palco del XX secolo, non un lutto del XIX.
Dove si ascolta a Lisbona
I quartieri sono quattro e non è per caso. Mouraria, indicata da vari ricercatori come culla probabile. Alfama, dove sta il Museu do Fado. Madragoa, dove nacque la Severa. E il Bairro Alto, dove le case di fado proliferarono soprattutto a partire dagli anni 1930.
Il Museu do Fado aprì nel 1998, nel Largo do Chafariz de Dentro, in Alfama, installato in un'antica stazione di sollevamento del XIX secolo.
C'è poi il fado vadio, che è il fado amatoriale: non c'è cartellone né ingaggio, e chi canta si invita da solo, senza repertorio concordato. Si pratica nelle taverne e nei circoli di quartiere, soprattutto nella Mouraria e in Alfama.
Il riconoscimento
Nel 2011 l'UNESCO ha iscritto il fado nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, con la designazione Fado, canzone popolare urbana del Portogallo. La decisione è la 6.COM 13.39, presa a Bali, e la scheda ha il numero 00563.
L'iscrizione descrive la trasmissione del fado come insegnamento informale da parte di interpreti più anziani e rispettati, molte volte lungo generazioni della stessa famiglia.
Ascoltare per la prima volta
Amália Rodrigues, 1920 a 1999, è il punto di partenza. Debuttò professionalmente nel 1939, al Retiro da Severa. Dopo di lei, Carlos do Carmo portò il fado nelle sale da concerto e a un pubblico che non era mai entrato in una taverna.
Di chi canta oggi: Mariza, Camané, Ana Moura, Carminho, Gisela João, António Zambujo. Non si somigliano per niente tra loro.
Non serve capire il testo. La voce e la chitarra fanno quasi tutto il lavoro, e il testo aggiunge uno strato a chi ce l'ha.
Abbiamo due case di fado: il Chiado, vicino al Largo do Carmo, e Alfama, in Travessa do Almargem, a pochi minuti dal Museu do Fado. I tavoli si prenotano qui.